La traccia dell’addio delle cose

Macerie urbane, umane e culturali nel secondo dopoguerra
Codice: 9788893770323
Collana: 
Studi e Ricerche
Numero Collana: 
62
Collezione: 
Studi umanistici
Serie: 
Interculturale
edizione: 
prima
formato: 
16x23
pagine: 
270
lingua: 
italiano
tipologia: 
monografia
Prezzo: €15,00

La «traccia dell’addio delle cose» è ciò che resta di ciò che è stato. La Seconda guerra mondiale, con le sue devastazioni senza precedenti, ha compromesso irrimediabilmente due categorie fondanti per l’essere umano: il corpo e la città; Auschwitz e Hiroshima sono solo gli emblemi più noti della catastrofe. Le macerie provocate da questo nuovo genere di guerra, diverso da ogni altro conflitto della storia per intensità pervasività e violenza inumana, sono state al centro di una riflessione esistenziale che ha coinvolto comunità e intere nazioni quanto, individualmente, gli artisti che si sono trovati, dopo il 1945, a ripensare la condizione e le sorti di un’«umanità in rovina». Alla fine della guerra il corpo è divenuto il centro di un inedito dibattito, tutt’ora in corso, che ha coinvolto giurisprudenza, antropologia, medicina e filosofia; mentre il paesaggio urbano è stato fatto oggetto di un discorso oggi ancora vivo che vede dialogare l’urbanistica e l’architettura con le valutazioni storiche e sociologiche, le pratiche del restauro e gli studi sulla memoria. L’arte ha recepito con attenzione il cambio di passo del XX secolo, riflettendone gli aspetti più peculiari e inserendosi attivamente in questo confronto. Gli autori che hanno rivoluzionato la propria poetica a fronte dell’ecatombe bellica hanno lavorato anzitutto su una riconfigurazione delle loro modalità compositive e, spesso, sul nesso carico di implicazioni fra lingua materna e lingua dell’espressione artistica. Ciò che resta, ciò che resiste è l’inoccultabile materialità del durare: anche nelle sue forme più precarie e inconsistenti, la traccia di uno svanimento è rimasta a testimoniare al contempo le ragioni di una perdita e la necessità di fissarne, nello spazio del tempo, un passaggio carico di memoria.