La Scarzuola tra idea e costruzione (Free Version)

Rappresentazione e analisi di un simbolo tramutato in pietra
SKU: 9788893770613
Collana: 
Materiali e documenti
Numero Collana: 
31
formato: 
16x23
pagine: 
282
lingua: 
italiano
tipologia: 
monografia
formato elettronico: 
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Open access work licensed to the public under a Creative Commons Attribution 3.0 Italia license (CC BY-NC-ND).

Opera diffusa in modalità open access e sottoposta a licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale - Non opere derivate (CC BY-NC-ND), 3.0 Italia


Questo lavoro nasce dall’esigenza di riportare l’attenzione su alcune esperienze architettoniche rilevanti del secolo scorso, colpevolmente trascurate da una critica troppo spesso concentrata su vicende già note.

Agli inizi del secolo scorso, per un periodo che si è protratto fino al secondo dopoguerra, Modernismo e Razionalismo hanno catturato l’attenzione della critica mettendo in ombra quelle rare ma preziose voci fuori dal coro che in numerose occasioni ci hanno offerto prove di altissima qualità, seppur controcorrente o per certi versi anacronistiche. Una di queste voci è certamente quella di Tomaso Buzzi: disegnatore fecondo, architetto instancabile e grandissimo interprete di arti applicate.

La pubblicazione, oltre a soffermarsi sulla personalità artistica di Tomaso Buzzi, si è in particolare concentrata sulla sua ultima creazione, la Scarzuola, una città ideale in miniatura costruita accanto alla sua residenza nell’Umbria. La ricerca si è sviluppata partendo dal rilievo (diretto ed indiretto) dei numerosi manufatti in cui si articola la Scarzuola e procedendo poi con la successiva virtualizzazione dello stesso, fino ad arrivare alla rappresentazione degli elaborati attraverso diverse tecniche di rappresentazione.

La configurazione della Scarzuola di Tomaso Buzzi ricorda quella dei teatri antichi della classicità greca, in cui la scena è affidata alla natura. L’idea dominante è quella dell’architettura intesa come teatro, che il progettista investe di personali emozioni e concetti, attribuendo all’architettura “una quarta dimensione”.

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DOI: 
https://doi.org/10.13133/9788893770613